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Il decimo disco dei Muse, tra rottura sentimentale e segnali dallo spazio

The Wow! Signal

Muse  ·  2026  ·  Warner Records / Helium-3  ·  10 tracce  ·  circa 45 min
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Dentro le tracce di dischi mitici — una guida di musicachepensa.it
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Perché ascoltarlo

Il decimo disco dei Muse nasce da una rottura: nella prima metà del 2025 Matt Bellamy si separa dalla moglie, la modella e attrice Elle Evans, sposati dal 2019, e quella crisi personale diventa il combustibile di un intero album. Bellamy l'ha definito un processo catartico: le canzoni «uscivano da sole», ha raccontato, «è diventato un'ancora di salvezza».

Il titolo arriva da un episodio vero: nel 1977 un radiotelescopio dell'Ohio State University captò un segnale radio dallo spazio così anomalo che l'astronomo di turno, Jerry Ehman, scrisse a mano «Wow!» sul tabulato. Quel segnale, mai più ripetuto né spiegato, diventa la metafora di tutto il disco: il contatto con qualcosa di più grande, mai del tutto compreso — sia esso alieno o umano.

Registrato tra Los Angeles e i leggendari Abbey Road Studios, con tanto di Crouch End Festival Chorus e London Metropolitan Orchestra a ingrossare gli arrangiamenti, «The Wow! Signal» è arrivato dritto al primo posto della classifica britannica — l'ottavo disco consecutivo dei Muse a riuscirci. La critica lo ha accolto come un ritorno alla forma, con più chitarre e meno sintetizzatori rispetto agli ultimi lavori: per il NME è «il disco più coerente e soddisfacente dai tempi di Black Holes and Revelations» (2006).

musicachepensa.itPerché ascoltarlo
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La formazione

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Grandi Album

La tracklist

01
The Dark Forest
5:16
02
Nightshift Superstar
4:07
03
Shimmering Scars
4:28
04
Cryogen
5:02
05
Be With You
3:35
06
Hexagons
5:26
07
The Sickness In You & I
4:17
08
Unravelling
3:58
09
Hush
3:56
10
Space Debris
5:23
10 traccedurata totale · circa 45 min
musicachepensa.itLa tracklist
Traccia 01

The Dark Forest

Muse · 5:16
Il testo

Il disco si apre paragonando la solitudine di Bellamy alla «dark forest hypothesis», una delle risposte proposte al paradosso di Fermi: se l'universo è pieno di pianeti abitabili, perché non abbiamo mai incontrato nessuno? Perché ogni civiltà abbastanza avanzata da farsi sentire lo è anche abbastanza da rappresentare una minaccia, e quindi tutte restano nascoste, in silenzio, sperando di non essere trovate. Il testo immagina i veri tentativi umani di segnalare la propria esistenza nel vuoto — i programmi di ascolto del SETI, il disco d'oro spedito nello spazio con le sonde Voyager — come un annuncio disperato a un universo che forse non ha nessuna voglia di sentirlo; le stelle che si spengono da sole diventano insieme un'immagine astronomica e una metafora dell'autocancellarsi pur di sopravvivere a qualcosa di peggio della solitudine.

Il suono

Musicalmente è un manifesto: parte come un pezzo orchestrale al galoppo — con tanto di London Metropolitan Orchestra e Crouch End Festival Chorus, in un coro dal sapore latino — per poi virare bruscamente verso quella che più di un critico ha chiamato una vera e propria opera metal. Il suono della chitarra whammy-bar richiama da vicino «Knights of Cydonia» (2006); alla percussione, in un dettaglio di famiglia, c'è Bingham, il figlio di Bellamy.

musicachepensa.itTraccia 01 · The Dark Forest
Traccia 02

Nightshift Superstar

Muse · 4:07
Il testo

Il brano nasce come un tributo, in chiave nostalgica, ai primi tempi della storia con la modella Elle Evans, che secondo il racconto di Bellamy lo introdusse al mondo della musica elettronica portandolo al Burning Man — un mondo lontanissimo dalle sue radici rock. Ma il testo va oltre l'aneddoto biografico: la superstar del turno di notte del titolo diventa l'archetipo di chi ha trovato la propria libertà ai margini, di chi ha trasformato l'essere un outsider in una specie di superpotere, qualcuno che brucia troppo intensamente per poterlo guardare dritto negli occhi — e chi racconta la storia sa che lasciarsi attrarre da quella luce può essere distruttivo, ma non riesce comunque a resistere.

Il suono

Il basso sporco e la batteria elettronica strizzano l'occhio a Daft Punk e Justice, con un'improvvisa virata verso il darkwave a metà brano; nel ritornello si sente un coro di voci bianche: quella solista è la figlia di Bellamy, Lovella, mentre il resto del coro è affidato — come altrove nel disco — al Crouch End Festival Chorus.

musicachepensa.itTraccia 02 · Nightshift Superstar
Traccia 03

Shimmering Scars

Muse · 4:28
Il testo

Il titolo è la chiave di tutto: una cicatrice non è la ferita, ma quello che resta dopo — un segno permanente che non si limita a guarire in silenzio, ma continua a catturare la luce, restando visibile in una sua tragica forma di bellezza. Il testo si apre con un'immagine di freddo lento più che di rottura improvvisa: non una lite esplosiva o un tradimento plateale, ma qualcuno che si ritira a poco a poco, che dà sempre un po' meno calore, in quella che viene descritta come l'estate più fredda. Da lì l'immagine si allarga: non è solo che l'affetto si è raffreddato, è come se fosse stata portata via la fonte stessa del calore — il sole intero, non solo la sua luce. È un brano sulla paura di essere stati cambiati per sempre da una perdita, di aver superato un punto oltre il quale non si torna.

Il suono

Il brano si apre spoglio, voce e piano soltanto, prima di cambiare pelle a metà: chitarra in tremolo, archi e un assolo d'organo aprono la strada a un crescendo quasi interstellare, che riporta alla mente il rock più graffiante del loro esordio «Showbiz» (1999), prima di richiudersi sulla stessa fragilità con cui era iniziato.

musicachepensa.itTraccia 03 · Shimmering Scars
Traccia 04

Cryogen

Muse · 5:02
Il testo

Non è un dolore che brucia, ma un dolore che congela: il brano racconta cosa succede quando il lutto si esaurisce da solo e lascia dietro di sé non più tristezza, ma l'incapacità stessa di provare qualcosa — un ritratto di chi è stato svuotato dalla perdita al punto da perdere perfino la capacità di piangere. Bellamy la scrive come lo stato di anestesia emotiva che segue una perdita, quando il dolore vero non brucia più: semplicemente, non c'è più niente da sentire.

Il suono

Il riff iniziale è un chiaro omaggio al fuzz di «Plug in Baby» (2001), ma il brano trova una strada tutta sua: basso muscolare, un pre-ritornello che si arrotola su se stesso e un finale che esplode in una specie di rissa punk-metal, battimani compresi.

musicachepensa.itTraccia 04 · Cryogen
Traccia 05

Be With You

Muse · 3:35
Il testo

Bellamy ha lasciato deliberatamente aperta l'identità del «tu» a cui il brano si rivolge: può essere una persona, o qualcosa di più grande, quasi religioso. Più che una canzone d'amore in senso classico, è una dichiarazione di resistenza — la presenza di qualcuno, o di qualcosa, che rende sopportabile il caos tutto intorno. Nella seconda parte del testo si avverte l'eco della celebre esortazione di Dylan Thomas a non arrendersi mai in silenzio davanti al buio, una delle immagini più citate della poesia in lingua inglese: lo stesso invito a trovare la forza nei momenti più duri che torna spesso nella scrittura dei Muse. Il brano si muove dall'esaurimento alla sfida fino a una specie di resa liberatoria, chiudendosi con la sensazione che una vita stia ricominciando da capo.

Il suono

Il secondo singolo è costruito come un piccolo trittico: si apre con un organo da chiesa vero — registrato nella First Congregational Church di Los Angeles — che dà al brano un'aria quasi sacra prima ancora che entri la voce. Poi la struttura si rompe in due: una sezione centrale che flirta col dubstep, e un finale che esplode in rock chitarristico puro, nello stile spavaldo di brani come «Something Human» o «Invincible». Il video, con l'attrice Ella Balinska, riprende proprio l'immagine dell'organo a canne.

musicachepensa.itTraccia 05 · Be With You
Traccia 06

Hexagons

Muse · 5:26
Il testo

Il brano più ambizioso del disco intreccia l'ansia da tecnologia — l'idea di un mondo in cui le macchine hanno preso il controllo non solo del lavoro ma della creatività stessa — con la stessa domanda che dà il titolo all'album: se abbiamo lasciato che siano gli algoritmi a cercare per noi, è ancora possibile un vero contatto, con un'altra persona o con qualcosa di più grande?

Il suono

Oltre un minuto di apertura strumentale — synth, batteria quasi cinematografica, chitarre — prepara un arrangiamento fittissimo di arpeggi scintillanti e climax electro-orchestrali, tanto che una recensione l'ha descritto come Steven Wilson che scruta il cosmo insieme ai Pink Floyd. Per il lancio, la band ha nascosto frammenti del brano in codici su cartelloni pubblicitari in sei città del mondo, da Sydney a Londra: solo mettendoli insieme i fan hanno potuto ricomporre la canzone prima dell'uscita ufficiale.

musicachepensa.itTraccia 06 · Hexagons
Traccia 07

The Sickness In You & I

Muse · 4:17
Il testo

Il brano più ambiguo del disco gioca con l'idea del desiderio come una malattia condivisa fra due persone: un magnetismo quasi tossico, un contagio che nessuno dei due vuole davvero guarire, che li attrae e li consuma a vicenda pur sapendo entrambi dove porta.

Il suono

Musicalmente è un collage dichiarato: il riff pesante e martellante guarda ai Rammstein, le parti più pulite e sincopate strizzano l'occhio a Prince, mentre il finale — affidato a una chitarra a otto corde, usata quasi come un effetto speciale più che come strumento — richiama il crunch dei Gojira.

musicachepensa.itTraccia 07 · The Sickness In You & I
Traccia 08

Unravelling

Muse · 3:58
Il testo

Il primo singolo si apre con l'immagine di un insetto intrappolato nell'ambra, un battito che si spegne lentamente: la scala del racconto si restringe di colpo da un tema cosmico a una singola relazione che si sta rompendo, congelata a metà del suo movimento come un reperto preistorico. Nello stesso testo Bellamy immagina anche due amanti in fuga insieme da una forza oscura e opprimente — lasciata volutamente vaga, qualcosa fra uno stato di sorveglianza e il tardo capitalismo — mescolando, come spesso accade nei Muse, il personale e il politico.

Il suono

Segna l'ingresso della chitarra a otto corde nel vocabolario della band, con un suono che guarda a gruppi come Meshuggah o Sleep Token più che ai riferimenti abituali dei Muse: l'idea, ha raccontato Bellamy, gli è venuta appena preso in mano lo strumento nuovo, componendo il pezzo quasi di getto. Registrato ad Abbey Road, è stato eseguito dal vivo per la prima volta a Helsinki, ad apertura del tour europeo del 2025 — dopo che i Muse erano subentrati come headliner in alcuni festival metal quando i Foo Fighters avevano dato forfait, e prima ancora che il disco esistesse.

musicachepensa.itTraccia 08 · Unravelling
Traccia 09

Hush

Muse · 3:56
Il testo

Dopo il peso cosmico di tutto il resto del disco, questo brano è un'espirazione: il testo mette a tacere il rumore del mondo esterno — e, in un certo senso, quello dello stesso concept dell'album — per lasciare che due persone esistano semplicemente insieme, per qualche minuto. Anche qui, però, resta l'abitudine tipica di Bellamy di intrecciare il personale con lo smisurato: un momento intimo raccontato dentro un disco altrimenti ossessionato dai segnali che arrivano dallo spazio.

Il suono

La prima collaborazione vocale della storia dei Muse nasce quasi per caso: Ellie Goulding si trovava a registrare nello stesso studio e ha inciso la sua parte quasi per caso, di getto, senza troppe prove — in un paio di riprese, poco più di un'ora e mezza di lavoro, il duetto era pronto. Il contrasto fra la voce eterea di Goulding e i riff scordati dei Muse è quello che dà al brano il suo carattere.

musicachepensa.itTraccia 09 · Hush
Traccia 10

Space Debris

Muse · 5:23
Il testo

Bellamy l'ha definito il momento più rivelatore e più crudo di tutto il disco, il punto in cui racconta più apertamente cosa gli è successo davvero nell'ultimo anno — al punto da dire di sperare che i fan non gli chiedano mai di suonarlo dal vivo. I detriti spaziali del titolo sono frammenti che si staccano e vanno alla deriva sotto l'effetto della gravità: un modo per raccontare non una rottura improvvisa e plateale, ma lo sfaldarsi lento e silenzioso di una relazione, pezzo dopo pezzo, alla deriva l'uno dall'altro nel tempo.

Il suono

In un gioco con il titolo dell'intero disco, il brano si apre addirittura con una registrazione del vero segnale Wow! del 1977 — al punto che lo stesso Bellamy ha scherzato sul rischio di essere citati in giudizio per averlo preso, più o meno, da YouTube. Le sonorità si smorzano, lasciando spazio a un arrangiamento più disteso che si scioglie negli archi finali: la critica si è divisa fra chi lo ha trovato il finale più sincero e maturo del disco e chi lo ha trovato un po' troppo trattenuto per chiudere quarantacinque minuti così densi.

musicachepensa.itTraccia 10 · Space Debris
Fine della guida

Un disco si ascolta meglio se sai dove guardare.

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