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Gli anni Sessanta in Italia sono gli anni del boom: la Seicento, la lavatrice, e — per la prima volta per milioni di famiglie — le vacanze al mare. La colonna sonora di quella nuova spensieratezza usciva dai jukebox degli stabilimenti balneari e dalle radioline a transistor sotto l'ombrellone. Questo mixtape la raccoglie: otto cartoline musicali dell'estate italiana, dal 1960 al 1968.
C'è il regno dei tormentoni balneari, inventato da Edoardo Vianello con le sue pinne e i suoi watussi; c'è il lato più romantico e poetico, con «Sapore di sale» di Gino Paoli e le canzoni da spiaggia di Nico Fidenco; ci sono le voci che tutti canticchiavano — Mina, Gianni Morandi, Peppino di Capri — e il ballo del sabato sera nella balera in riva al mare di Fred Bongusto.
Si chiude con «Azzurro» di Celentano (1968): non più il tormentone spensierato, ma la malinconia dell'estate in città, quando gli altri sono partiti e resta solo «un treno dei desideri». È il momento perfetto per chiudere il decennio — e questa cartolina. Metti la radiolina, e parti.
Se l'estate italiana del boom avesse un inno ufficiale, sarebbe questo. Edoardo Vianello, romano, inventò un genere quasi da solo: il tormentone balneare. Ritmi presi in prestito dal rock'n'roll e dai balli sudamericani, testi leggerissimi su mare, abbronzatura e ragazze — e una capacità infallibile di restarti in testa. «Abbronzatissima» (1963) è il capolavoro del filone: due minuti e mezzo di pura, irresistibile spensieratezza.
Erano gli anni in cui, per la prima volta, milioni di famiglie italiane potevano permettersi le vacanze al mare. Canzoni come questa — insieme a «Pinne, fucile ed occhiali» e «I Watussi» — uscivano dai jukebox degli stabilimenti e dalle radioline sotto l'ombrellone. Non c'è niente di profondo, e va benissimo così: è il suono di un Paese che, per una stagione, si era scoperto felice.
Una delle prime grandi canzoni da spiaggia della canzone italiana. Nico Fidenco — voce morbida e da innamorato — canta un amore estivo legato per sempre a un luogo preciso: un granello di sabbia, una spiaggia, una stagione. È il 1961, l'Italia sta scoprendo il rito collettivo delle ferie, e la spiaggia diventa per la prima volta il teatro degli amori di tutti.
Il fascino sta proprio nella semplicità: nessuna pretesa, solo la nostalgia dolce di un'estate e di una persona. Fidenco diventerà poi anche un prolifico autore di colonne sonore, ma è con queste melodie solari da ombrellone che è entrato nella memoria di una generazione. Dopo lo spumeggiante Vianello, qui l'estate si fa romantica.
Ecco il lato adulto e poetico dell'estate. Gino Paoli, uno dei padri della canzone d'autore genovese, scrive nel 1963 quella che è forse la più bella canzone d'amore estiva italiana: la pelle salata, il sole a picco, un amore vissuto in riva al mare con la sensazione che il tempo si sia fermato. L'arrangiamento — con quel sax indolente — porta la firma di un giovane Ennio Morricone.
Non è un tormentone da jukebox, ma una piccola poesia: «sapore di sale, sapore di mare». Dietro la dolcezza c'è la storia vera di un amore di Paoli, e quella malinconia che è il rovescio inevitabile di ogni estate. È la prova che la canzone leggera italiana, in quegli anni, sapeva anche essere arte. Il mare, qui, diventa un sentimento.
Mentre tutte si abbronzano al sole, lei no: si «abbronza» alla luna. «Tintarella di luna» (1960) è uno dei primi grandi successi di Mina, la più straordinaria voce che l'Italia abbia mai avuto. Un'idea deliziosa e un po' surreale — una ragazza pallida come la luna — su un ritmo saltellante che mostra già tutta la freschezza e l'agilità vocale della «tigre di Cremona».
Erano gli anni dei jukebox e delle prime dive televisive: Mina, giovanissima, stava per diventare la regina assoluta della canzone italiana, capace come nessun'altra di passare dal twist più leggero alla ballata più drammatica. Qui è ancora ragazza, spensierata, perfetta per una notte d'estate. La luna come alternativa al sole: anche di notte, in fondo, è sempre estate.
Torino, 1963: Rita Pavone, voce squillante e caschetto rosso, è la più grande star teenager del boom italiano. «Il ballo del mattone» è un lento da balera estiva: si balla stretti, su una sola mattonella, pur di stare vicini.
Un piccolo classico romantico e un po' furbo, da spiaggia e mangiadischi. La prova che l'estate italiana sapeva essere anche tenera e civettuola.
Il flirt estivo più innocente d'Italia. Un ragazzo escogita un piano per incontrare la ragazza che gli piace: aspettarla mentre va a prendere il latte, mandata dalla mamma. Nel 1962 il giovanissimo Gianni Morandi la canta con un'energia contagiosa, e diventa l'idolo pulito del boom: il ragazzo della porta accanto, simpatico e per bene, che tutte le mamme avrebbero voluto come fidanzato della figlia.
Era l'altra faccia, più rassicurante, della gioventù degli anni Sessanta: niente ribellione, solo cotte adolescenziali e cuori in subbuglio. Morandi diventerà uno degli artisti più amati e longevi della storia italiana — ma tutto comincia da queste canzoncine spensierate, gli appuntamenti al bar del paese e le estati passate a sperare in uno sguardo.
La pista da ballo dell'estate. «Una rotonda sul mare» è la balera affacciata sull'acqua, dove ci si stringeva ballando i lenti nelle sere di luglio. Fred Bongusto, con la sua voce vellutata da crooner all'italiana, nel 1964 ne fa il simbolo di un amore finito: si torna nello stesso posto dove si ballava insieme — «il nostro disco che suona», gli amici che ballano — «ma tu non sei qui con me».
È nostalgia in tempo di valzer lento: la stagione passa, le storie d'estate finiscono, e resta il ricordo di una pista vuota. Bongusto fu il re di queste atmosfere morbide e un po' sornione, fatte apposta per le notti tiepide in riva al mare. Dopo i tormentoni dei più giovani, qui l'estate si fa adulta, sentimentale — e già un po' malinconica.
L'estate cambia volto. «Azzurro» (1968) — musica di Paolo Conte, testo di Vito Pallavicini, voce di Adriano Celentano — non è più il tormentone spensierato da spiaggia: è l'estate di chi è rimasto in città mentre tutti sono partiti. «Cerco l'estate tutto l'anno e all'improvviso eccola qua»: e invece di goderla, ci si annoia, si pensa a un amore lontano, si sogna «un treno dei desideri» che però «all'incontrario va».
È diventata, paradossalmente, la più celebre canzone estiva italiana di sempre — pur parlando di noia, solitudine e malinconia. Il genio di Paolo Conte e la voce inconfondibile di Celentano, il «molleggiato», trasformano la fine dell'estate in un capolavoro pop. È la fine di un'epoca: gli anni Sessanta e la loro felicità spensierata stanno per finire, e «Azzurro» lo sa già.
Hai appena ascoltato un mixtape curato dalla redazione di musicachepensa.it. Adesso tocca a te: componi il tuo e ne nascerà un libretto come questo — stampalo, regalalo, fallo girare. La cultura è il primo gesto di un incontro.