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Un mixtape della casa

L'albero di Prince

10 brani  ·  circa 37 min  ·  1956 – 2016
Dedica
«A chi sa che nessun genio nasce dal nulla.»
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Dietro ogni canzone, una storia — senza registrazione, senza algoritmi
L'introduzione

L'albero di Prince

Nessun genio nasce dal nulla. Prima di Prince c'erano l'urlo androgino di Little Richard, il groove implacabile di James Brown, la band mista e gioiosa di Sly & The Family Stone: le radici da cui il ragazzo di Minneapolis prese tutto — l'energia, il funk, l'idea che la musica nera potesse essere libera da ogni etichetta di colore e di genere.

Negli anni Ottanta Prince fa esplodere quell'eredità a Minneapolis, e attorno a sé accende un'intera galassia — The Time, Sheila E., The Family. Un suono nuovo, fatto di funk e synth, di sacro e profano, che conquista il mondo. Qui Prince è al centro, ma con appena due brani: il resto della sua storia merita un solco tutto suo.

E poi i rami: Jimmy Jam e Terry Lewis, usciti dai The Time, portano quel suono in cima alle classifiche producendo Janet Jackson; e una generazione dopo Bruno Mars ne raccoglie l'eleganza. Questo mixtape è l'albero intero — dalle radici ai rami — di una delle piante più rigogliose della musica del Novecento.

Mettiamole in fila — un brano alla volta, con questa playlist.
musicachepensa.itL'introduzione
La scaletta

Le radici e i rami del genio di Minneapolis (1956-2016)

01
Long Tall Sally
Little Richard
2:13
02
Get Up (I Feel Like Being a) Sex Machine
James Brown
2:55
03
Thank You (Falettinme Be Mice Elf Agin)
Sly & The Family Stone
4:51
04
When Doves Cry
Prince
3:45
05
Jungle Love
The Time
3:28
06
The Glamorous Life
Sheila E.
3:47
07
Nothing Compares 2 U
The Family
4:33
08
Kiss
Prince
3:55
09
Nasty
Janet Jackson
4:30
10
Finesse
Bruno Mars
3:11
10 branidurata totale · circa 37 min
musicachepensa.itLa scaletta
Brano 01

Long Tall Sally

Little Richard
Copertina di Long Tall Sally
Here's Little Richard · 1957
Here's Little Richard · 1956 · Macon, USA · anni '50 · rock-and-roll / rhythm-and-blues

Due minuti di pura adrenalina: Little Richard urla, martella il pianoforte e canta a velocità folle una storiella di travestimenti e fughe notturne, in un rock'n'roll così selvaggio che il giovane Paul McCartney la elesse a suo brano preferito da cantare. Nel 1956 «Long Tall Sally» suonava come una porta sfondata a calci.

Little Richard — trucco, pompadour altissimo, un'energia sessuale ambigua e travolgente — è uno dei padri segreti di Prince. L'androginia provocatoria, il falsetto, lo stare sul palco come una fiamma viva: tutto ciò che Prince porterà all'estremo nasce qui, nell'urlo di un ragazzo nero della Georgia che ruppe ogni regola sul colore e sul genere.

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Dall'urlo che accese il rock'n'roll al groove che inventò il funk: «Get Up (I Feel Like Being a) Sex Machine» di James Brown (brano 02).
musicachepensa.itBrano 01 · Long Tall Sally
Brano 02

Get Up (I Feel Like Being a) Sex Machine

James Brown
Copertina di Get Up (I Feel Like Being a) Sex Machine
Sex Machine · 1970
Sex Machine · 1970 · Augusta, USA · anni '70 · funk / soul

«Get up! Get on up!» — bastano quelle parole e quel groove ostinato a riconoscere una pietra angolare del funk. James Brown qui smette di «cantare canzoni» e inventa un modo nuovo di fare musica: tutto diventa ritmo, ogni strumento è una percussione, la voce è un grido che incalza la band («Should I take it to the bridge?»).

Il Padrino del Soul è la sorgente da cui sgorga quasi tutto il funk che verrà, Minneapolis compresa. Prince ne studiò i dischi e soprattutto i passi: il modo di scivolare ballando, di comandare una band con un cenno, di trasformare un concerto in un rito fisico. Senza il groove inventato da James Brown, il funk di Prince non esisterebbe.

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Dal Padrino del Soul alla band che mischiò tutto: «Thank You» di Sly & The Family Stone (brano 03), il modello della Revolution.
musicachepensa.itBrano 02 · Get Up (I Feel Like Being a) Sex Machine
Brano 03

Thank You (Falettinme Be Mice Elf Agin)

Sly & The Family Stone
Copertina di Thank You (Falettinme Be Mice Elf Agin)
Greatest Hits · 1970
Greatest Hits · 1970 · San Francisco, USA · anni '70 · funk / soul / psichedelia

Un giro di basso «slappato» che cambia la storia della musica: in «Thank You» Larry Graham percuote le corde col pollice e con l'indice, inventando una tecnica che diventerà il battito stesso del funk. Sopra, Sly Stone intreccia voci e ringraziamenti amari in un brano che è insieme festa e disincanto.

Gli Sly & The Family Stone erano rivoluzionari già solo a vederli: bianchi e neri, uomini e donne, tutti sullo stesso palco a suonare un funk psichedelico e gioioso. È esattamente il modello a cui Prince guarderà costruendo The Revolution, la sua band mista per suono e identità. La radice più diretta dell'utopia danzante di Minneapolis.

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Dalle radici al loro frutto più grande: «When Doves Cry» di Prince (brano 04), dove tutto questo diventa qualcosa di mai sentito prima.
musicachepensa.itBrano 03 · Thank You (Falettinme Be Mice Elf Agin)
Brano 04

When Doves Cry

Prince
Copertina di When Doves Cry
Purple Rain · 1984
Purple Rain · 1984 · Minneapolis, USA · anni '80 · minneapolis-sound / funk / pop

Un gesto di pura sfida alle regole: «When Doves Cry» è un funk a cui Prince tolse di netto la linea di basso — il pavimento su cui ogni pezzo funk poggia — lasciando una struttura nuda, spettrale, inquieta. Doveva sembrare «sbagliato», e proprio per questo suona come niente altro prima.

Il testo è un dramma familiare in miniatura: due amanti che litigano e si feriscono come i genitori di lui, «un padre troppo severo, una madre mai contenta». Inciso per il film e l'album Purple Rain, divenne il singolo più venduto dell'anno in America. È il momento in cui un genio locale diventa un fenomeno mondiale — senza rinunciare a una sola delle sue stranezze.

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Dal genio alla sua band-specchio: «Jungle Love» dei The Time (brano 05).
musicachepensa.itBrano 04 · When Doves Cry
Brano 05

Jungle Love

The Time
Copertina di Jungle Love
Ice Cream Castle · 1984
Ice Cream Castle · 1984 · Minneapolis, USA · anni '80 · minneapolis-sound / funk

«Oh-we-oh-we-oh!»: bastano quel grido e un riff di chitarra a far riconoscere «Jungle Love» a chiunque abbia visto Purple Rain, dove i The Time la suonano rubando la scena con la loro arroganza comica. È funk-rock spaccone e gioioso, fatto apposta per far ballare e ridere allo stesso tempo, con Morris Day e il fido Jerome a teatralizzare ogni gesto.

Dietro la leggerezza c'è la solita officina: il brano nasce dal lavoro di Prince con il chitarrista Jesse Johnson, e porta tutta la potenza ritmica della scuderia di Minneapolis. Una festa pura, di quelle che restano: la prova che dentro quella scena la serietà del groove e il puro divertimento andavano a braccetto.

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Dalla festa dei The Time alla regina della percussione: «The Glamorous Life» di Sheila E. (brano 06).
musicachepensa.itBrano 05 · Jungle Love
Brano 06

The Glamorous Life

Sheila E.
Copertina di The Glamorous Life
The Glamorous Life · 1984
The Glamorous Life · 1984 · Minneapolis, USA · anni '80 · minneapolis-sound / funk

Sheila Escovedo veniva da una dinastia di percussionisti jazz-latini, e quando incrociò Prince trovò chi seppe metterla davanti, e non dietro, ai tamburi. «The Glamorous Life» — firmata da lui — racconta una donna che ha tutto, lusso e ammiratori, ma scopre che senza amore «non vale un soldo»: un ritratto amaro travestito da festa scintillante.

Il cuore del brano sono le congas e i timbales di Sheila E., che corrono e dialogano con i fiati in un assolo lungo e travolgente, raro in un singolo pop. È funk latino, elegante e fisico: la dimostrazione che nella galassia di Minneapolis anche una percussionista poteva diventare una star, con il ritmo come biglietto da visita.

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Dal funk latino di Sheila alla gemma nascosta: «Nothing Compares 2 U» dei The Family (brano 07), l'originale prima di Sinéad O'Connor.
musicachepensa.itBrano 06 · The Glamorous Life
Brano 07

Nothing Compares 2 U

The Family
Copertina di Nothing Compares 2 U
The Family · 1985
The Family · 1985 · Minneapolis, USA · anni '80 · minneapolis-sound / funk

Quasi nessuno sa che «Nothing Compares 2 U» nacque qui, nel 1985, prima di appartenere al mondo. La scrisse Prince e la affidò ai The Family, un gruppo della sua scuderia durato un solo disco: una versione più calda e soul, con il sax a piangere e la voce di Paul Peterson a raccontare il vuoto lasciato da chi se n'è andato.

Cinque anni dopo Sinéad O'Connor ne fece uno dei più grandi successi di sempre, e da allora la canzone è diventata di tutti — Prince stesso la riprese dal vivo per anni. Ma l'originale dei The Family ha il fascino delle cose nate in un cortile di provincia e poi diventate immense: il segreto meglio custodito del Minneapolis Sound.

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Dalla ballata segreta al bacio più famoso: «Kiss» di Prince (brano 08).
musicachepensa.itBrano 07 · Nothing Compares 2 U
Brano 08

Kiss

Prince
Copertina di Kiss
Parade · 1986
Parade · 1986 · Minneapolis, USA · anni '80 · minneapolis-sound / funk / pop

Funk ridotto all'osso: una chitarra secca, un battito scheletrico, niente basso, e quel falsetto provocante che chiede solo «un bacio». «Kiss» è una lezione di sottrazione — togliere tutto il superfluo finché resta soltanto il groove e il sex appeal. «Non devi essere ricca, non devi essere cool», canta Prince: basta essere veri.

Curiosità da scuderia: il brano nacque come una demo acustica che Prince regalò ai Mazarati, un altro gruppo del suo giro; sentendo come l'avevano trasformata, decise che era troppo bella per cederla e se la riprese. Arrivò al primo posto e divenne uno dei suoi marchi di fabbrica: la prova che, a Minneapolis, anche meno poteva essere infinitamente di più.

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Dal cuore di Minneapolis al suo primo ramo: «Nasty» di Janet Jackson (brano 09), prodotta proprio da chi usciva dai The Time.
musicachepensa.itBrano 08 · Kiss
Brano 09

Nasty

Janet Jackson
Copertina di Nasty
Control · 1986
Control · 1986 · Minneapolis, USA · anni '80 · funk / pop / minneapolis-sound

«Nasty» nasce da un episodio vero: alcuni uomini che la importunavano per strada, e Janet Jackson che trasforma la rabbia in un inno di rispetto e autonomia — «no, il mio nome non è Tesoro: è Janet, signorina Jackson se proprio ci tieni». Un funk scattante e d'acciaio, costruito su una drum machine implacabile.

Il suono è quello di Minneapolis che conquista il pianeta: a produrre l'album «Control» sono Jimmy Jam e Terry Lewis, i due usciti dai The Time. Portano la lezione di Prince — synth taglienti, groove robotici, attitudine di ferro — e la cuciono addosso a una ventenne che con questo disco smette di essere «la sorella di» e diventa Janet Jackson. La scuderia di Minneapolis diventata pop globale.

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Dall'eredità degli anni Ottanta a quella di oggi: «Finesse» di Bruno Mars (brano 10).
musicachepensa.itBrano 09 · Nasty
Brano 10

Finesse

Bruno Mars
Copertina di Finesse
24K Magic · 2016
24K Magic · 2016 · Los Angeles, USA · anni '10 · funk / pop / soul

Chiudi gli occhi e potresti giurare che «Finesse» sia uscita nel 1990: synth lucidi, fiati, un groove da new jack swing e l'eleganza spavalda di chi sa esattamente cosa sta facendo. Bruno Mars ricostruisce con amore maniacale il suono nero di fine anni Ottanta, fino al più piccolo dettaglio di produzione.

Ed è proprio il suono che Jam e Lewis — i produttori usciti dai The Time — avevano costruito partendo da Prince e da Minneapolis. «Finesse» ne è l'erede dichiarato: trent'anni dopo, un fuoriclasse delle nuove generazioni rende omaggio a quella lezione e dimostra che il groove nato in una città gelida del Minnesota fa ancora ballare il mondo.

Chiude il cerchio
Torna al brano 01. Da Little Richard a Bruno Mars, sessant'anni di funk attraversano un solo grande albero — e al centro, dove le radici e i rami si toccano, c'è sempre lui: Prince.
musicachepensa.itBrano 10 · Finesse
Fine del mixtape

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