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Un mixtape della casa

Cool Britannia

8 brani  ·  circa 35 min  ·  1993 – 1997
Dedica
«A chi c'era, e a chi avrebbe voluto esserci: per un po', l'estate non finiva mai.»
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Dietro ogni canzone, una storia — senza registrazione, senza algoritmi
L'introduzione

Cool Britannia

All'inizio degli anni Novanta il rock americano era il grunge: capelli sugli occhi, camicie a quadri, disagio. La risposta inglese fu l'esatto opposto — chitarre luminose, abiti firmati, ironia e l'orgoglio di raccontare l'Inghilterra di tutti i giorni, coi suoi pub, i suoi quartieri e le sue piccole vite. La stampa la chiamò Britpop; il governo, furbo, ci mise il cappello e la ribattezzò «Cool Britannia».

Fu anche una grande sfida di campanile, montata ad arte dai giornali: Blur, i ragazzi d'arte del Sud, contro Oasis, i fratelli operai di Manchester — la settimana in cui pubblicarono un singolo lo stesso giorno fece notizia come una partita di calcio. Ma intorno al duello c'era molto di più: l'eleganza decadente dei Suede, la lotta di classe in chiave pop di Pulp, il nervo punk delle Elastica, l'allegria adolescenziale dei Supergrass.

Otto canzoni dal 1993 al 1997, dall'esplosione alla resa dei conti: si parte con la scintilla dei Suede e si finisce con la malinconia grandiosa del Verve, quando la festa è finita e resta solo il conto da pagare. Alza il volume — e che nessuno, almeno per ora, guardi indietro con rabbia.

Mettiamole in fila — un brano alla volta, con questa playlist.
musicachepensa.itL'introduzione
La scaletta

Quando l'Inghilterra si riprese il pop

01
Animal Nitrate
Suede
3:26
02
Girls & Boys
Blur
4:51
03
Live Forever
Oasis
4:36
04
Common People
Pulp
5:50
05
Connection
Elastica
2:20
06
Alright
Supergrass
3:00
07
Don't Look Back in Anger
Oasis
4:47
08
Bitter Sweet Symphony
The Verve
5:57
8 branidurata totale · circa 35 min
musicachepensa.itLa scaletta
Brano 01

Animal Nitrate

Suede
Copertina di Animal Nitrate
Suede · 1993
Suede · 1993 · Londra, UK · anni '90 · britpop

Prima che si chiamasse Britpop, c'erano i Suede. Nel 1993, mentre l'America piangeva col grunge, Brett Anderson cantava un'Inghilterra notturna, sessualmente ambigua e decadente — e «Animal Nitrate» (il cui titolo gioca sul nome di una droga da discoteca, l'amyl nitrite) era il loro lampo più affilato: chitarre glam di Bernard Butler e un ritornello che ti prende per il collo.

Suede misero in copertina due persone che si baciano, senza che si capisca il sesso di nessuna delle due: una dichiarazione, nel Regno Unito di allora. Furono loro a riportare l'orgoglio e il glamour nel rock inglese, e ad aprire la porta a tutto il Britpop che venne dopo. La stagione cominciava qui.

Da qui puoi proseguire verso
Dalla scintilla decadente dei Suede al colpo che fa partire la festa: Blur (brano 02) e l'estate di «Girls & Boys».
musicachepensa.itBrano 01 · Animal Nitrate
Brano 02

Girls & Boys

Blur
Copertina di Girls & Boys
Parklife · 1994
Parklife · 1994 · Londra, UK · anni '90 · britpop

Damon Albarn la scrisse guardando i ragazzi inglesi in vacanza a Maiorca: alcol a fiumi, sesso senza nome, tutti uguali. «Girls who are boys who like boys to be girls...»: un ritornello-scioglilingua sull'identità sessuale che si confonde in pista, cantato però su un ritmo dance gelido e irresistibile. Ironia pura, tipica di Blur.

È il pezzo che apre «Parklife», l'album che fece dei Blur la band-simbolo del Sud d'Inghilterra, colta e un po' snob. Una fotografia divertita e tagliente della loro epoca — e una delle canzoni da ballare più intelligenti del decennio.

Da qui puoi proseguire verso
Dal Sud d'arte al Nord operaio: ecco l'altra metà del duello, gli Oasis (brano 03) col loro primo grande inno.
musicachepensa.itBrano 02 · Girls & Boys
Brano 03

Live Forever

Oasis
Copertina di Live Forever
Definitely Maybe · 1994
Definitely Maybe · 1994 · Manchester, UK · anni '90 · britpop

Noel Gallagher ha raccontato di aver scritto «Live Forever» come risposta diretta al grunge: gli americani cantavano «I hate myself and I want to die», lui voleva l'opposto — «Maybe I don't really want to know how your garden grows, 'cause I just want to fly». Ottimismo operaio, scritto da un ragazzo di Manchester che lavorava in un cantiere.

È il momento in cui Oasis smettono di essere una promessa e diventano un fenomeno: l'arroganza, gli inni da stadio, la convinzione di essere la band più grande del mondo. Da qui in poi, per qualche anno, lo furono davvero. La metà nordista e proletaria del grande duello Britpop.

Da qui puoi proseguire verso
Dall'inno di Manchester alla canzone-simbolo dell'intera stagione: Pulp (brano 04) e la lotta di classe che diventa pista da ballo.
musicachepensa.itBrano 03 · Live Forever
Brano 04

Common People

Pulp
Copertina di Common People
Different Class · 1995
Different Class · 1995 · Sheffield, UK · anni '90 · britpop

La storia vera di una ragazza ricca, conosciuta da Jarvis Cocker al college d'arte, che voleva «vivere come la gente comune» per gioco. Lui le risponde con la canzone più feroce del Britpop: puoi fingere di essere povero, ma quando ti annoi torni a casa tua e per te è sempre un gioco — «you'll never live like common people, you'll never do what common people do».

È lotta di classe travestita da inno dance, cantata con un crescendo che a Glastonbury fece esplodere un'intera generazione. Dopo vent'anni di oscurità, i Pulp diventarono enormi proprio con questa — la canzone che più di ogni altra racconta cos'era, davvero, l'Inghilterra di quegli anni.

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Dal capolavoro di Jarvis Cocker a una scarica di due minuti: le Elastica (brano 05) e il loro nervo punk.
musicachepensa.itBrano 04 · Common People
Brano 05

Connection

Elastica
Copertina di Connection
Elastica · 1995
Elastica · 1995 · Londra, UK · anni '90 · britpop

Due minuti e venti, non uno di più. Le Elastica, guidate da Justine Frischmann (che dei Suede era stata co-fondatrice e compagna di Brett Anderson), prendono il nervo del punk del '77 e lo rendono affilato, moderno, urgente. Il riff di «Connection» era così simile a quello di un pezzo dei Wire da costargli poi una causa — ma l'energia è tutta loro.

In una scena spesso molto maschile, Elastica portarono una scrittura asciutta e tagliente, senza un grammo di grasso. «Connection» è la prova che nel Britpop non c'erano solo inni da stadio: c'era anche chi sapeva colpire e sparire in centoquaranta secondi.

Da qui puoi proseguire verso
Dal nervo affilato all'allegria pura: i ragazzini dei Supergrass (brano 06) e l'inno della gioventù.
musicachepensa.itBrano 05 · Connection
Brano 06

Alright

Supergrass
Copertina di Alright
I Should Coco · 1995
I Should Coco · 1995 · Oxford, UK · anni '90 · britpop

Se il Britpop aveva un lato puramente felice, erano i Supergrass: tre ragazzi di Oxford poco più che ventenni, con un pianoforte saltellante e un ritornello che è l'inno della giovinezza spensierata. «We are young, we run green, keep our teeth nice and clean»: nessun messaggio, nessuna polemica, solo la gioia di avere vent'anni ed essere vivi.

Il video — la band che scorrazza in bici e su un grande letto a rotelle, nel villaggio-cartolina di Portmeirion — finì ovunque, complice anche il film «Clueless», che incluse il brano nella colonna sonora. È la canzone che ti ricorda che quella stagione, sotto le rivalità e l'ego, era soprattutto una grande festa. Spensieratezza pura, prima che arrivasse il conto.

Da qui puoi proseguire verso
Dalla spensieratezza al singalong definitivo: di nuovo Oasis (brano 07), stavolta con la canzone da cantare a braccia alzate.
musicachepensa.itBrano 06 · Alright
Brano 07

Don't Look Back in Anger

Oasis
Copertina di Don't Look Back in Anger
(What's the Story) Morning Glory? · 1995
(What's the Story) Morning Glory? · 1995 · Manchester, UK · anni '90 · britpop

L'inno definitivo da cantare a braccia alzate. Noel Gallagher la canta lui (non il fratello Liam), con quel pianoforte che cita «Imagine» di Lennon e una Sally di cui nessuno ha mai saputo davvero chi fosse. Non importa: «So Sally can wait» è la frase che da trent'anni decine di migliaia di persone urlano insieme, ai concerti e ovunque.

È diventata qualcosa di più di una canzone: dopo l'attentato di Manchester del 2017, la folla la intonò spontaneamente in strada, come gesto collettivo di resistenza. Poche canzoni pop hanno avuto questo destino — nascere come singalong da pub e finire per appartenere a un'intera città.

Verso la fine
La festa, però, finisce. Chiude tutto la malinconia grandiosa del Verve (brano 08), quando resta solo il conto da pagare.
musicachepensa.itBrano 07 · Don't Look Back in Anger
Brano 08

Bitter Sweet Symphony

The Verve
Copertina di Bitter Sweet Symphony
Urban Hymns · 1997
Urban Hymns · 1997 · Wigan, UK · anni '90 · britpop

Il 1997: la festa è finita. Mentre Blur e Oasis cominciano a sgonfiarsi, i Verve di Richard Ashcroft chiudono l'epoca con questa marcia maestosa e dolente — un loop d'archi ipnotico, un uomo che cammina dritto per strada senza scansare nessuno, e una verità senza consolazione: «It's a bittersweet symphony, this life».

Una beffa amara la accompagna: per via di un campionamento di un brano dei Rolling Stones, per anni i Verve non videro un soldo dei diritti, che andarono a Jagger e Richards (solo nel 2019 Ashcroft li riottenne). La canzone che chiude la stagione racconta, anche fuori dal testo, che ogni euforia presenta il conto.

Chiude il cerchio
Torna al brano 01: tre anni prima tutto sembrava possibile, decadente e luminoso. «It's a bittersweet symphony, this life» — è andata così. Riavvolgi e rivivila.
musicachepensa.itBrano 08 · Bitter Sweet Symphony
Fine del mixtape

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