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1967: per pochi mesi, una parte del mondo crede davvero che tutto stia per cambiare. A San Francisco, nel quartiere di Haight-Ashbury, decine di migliaia di giovani — i «figli dei fiori» — si radunano per quella che verrà chiamata l'Estate dell'Amore: pace, comunità, LSD e una nuova musica che vuole dilatare la mente come mai prima.
È l'anno in cui il rock diventa psichedelia. Le canzoni si allungano, le chitarre si distorcono, gli organi diventano ipnotici, i testi si riempiono di sogni e visioni. E non succede solo in California: dall'altra parte dell'oceano, a Londra, i Beatles, i Pink Floyd e Procol Harum inventano una psichedelia tutta inglese, fatta di filastrocche, colori e musica da camera.
Otto canzoni, tutte del 1967, per attraversare quella stagione irripetibile — sapendo già che il sogno sarebbe durato poco. Ma quanto è stato bello, finché è durato.
Nell'estate del 1967 centomila ragazzi convergono su San Francisco, nel quartiere di Haight-Ashbury, per inseguire un sogno di pace, amore e libertà. Questa canzone — scritta da John Phillips dei Mamas & Papas — è il loro inno, l'invito gentile: «se vai a San Francisco, ricordati di mettere dei fiori tra i capelli».
Non è la più audace del mixtape, ma è la porta d'ingresso: la cartolina di un momento in cui una generazione credette davvero di poter cambiare il mondo con i fiori e la musica. Da qui comincia il viaggio.
Grace Slick prende «Alice nel Paese delle Meraviglie» e ne fa una marcia ipnotica che cresce come un trip: «una pillola ti fa diventare più grande, una ti fa diventare più piccola». È la psichedelia che dice apertamente ciò che tutti pensavano — la droga come chiave per un'altra realtà.
Costruita su un bolero che sale senza mai fermarsi, è uno dei brani-simbolo dell'Estate dell'Amore: due minuti che ti afferrano e non ti mollano fino all'urlo finale, «feed your head!».
Sette minuti in cui il pop diventa rito: l'organo di Ray Manzarek apre come un carillon, poi la band si lancia in lunghi assoli ipnotici, e Jim Morrison trasforma una canzone d'amore in qualcosa di sacro e oscuro insieme. «Accendi il mio fuoco» — ma il fuoco qui è anche pira funebre.
I Doors portarono nella psichedelia la poesia maledetta e il teatro: con Morrison il rock scopre di poter essere sciamanico. È il lato in ombra dell'Estate dell'Amore, quello che intuisce già la fine del sogno.
Tre note, e il rock non è più lo stesso. Jimi Hendrix prende la chitarra elettrica e la fa urlare, piangere, distorcere in modi che nessuno aveva mai sentito. «Purple Haze» — la foschia viola — è il suono di una mente che si apre, tra feedback e magia.
Americano di Seattle, Hendrix dovette andare a Londra per essere capito; nel 1967 tornò in patria al festival di Monterey e diede fuoco alla sua chitarra. La psichedelia, da lui, diventa fuoco e materia incandescente.
Prima di diventare i giganti malinconici di «The Dark Side of the Moon», i Pink Floyd erano la band di Syd Barrett: una psichedelia inglese fatta di filastrocche, colori e follia. «See Emily Play» è una giostra che gira sempre più veloce, dolce e inquietante insieme.
È il lato britannico dell'Estate dell'Amore: meno LSD e California, più Lewis Carroll e giardini d'infanzia. Dietro la leggerezza, però, c'è già l'ombra: Barrett si perderà di lì a poco, bruciato proprio da quel mondo che aveva contribuito a inventare.
Un organo che sembra uscito da una chiesa, una melodia presa in prestito da Bach, e parole misteriose che nessuno ha mai del tutto decifrato: «A Whiter Shade of Pale» è uno dei debutti più folgoranti della storia. Vendette milioni di copie nell'estate del 1967.
È la psichedelia che guarda all'indietro, verso la musica classica, invece che in avanti: prova che il 1967 non fu solo chitarre distorte, ma anche bellezza solenne e sospesa. Una canzone che sembra galleggiare fuori dal tempo.
Il riff più riconoscibile del 1967: pesante, ipnotico, quasi orientale. I Cream — Eric Clapton alla chitarra, Jack Bruce al basso, Ginger Baker alla batteria — furono il primo «supergruppo», e qui presero il blues e lo immersero nell'acido.
«Sunshine of Your Love» è il ponte tra la psichedelia e ciò che verrà dopo: l'hard rock, l'heavy metal, il culto del riff. Dentro il sogno dei fiori, c'era già il rombo del decennio successivo.
Nel 1967 i Beatles smisero di fare concerti e si chiusero in studio per inventare il futuro: «Sgt. Pepper's» è il disco che trasformò la musica pop in arte. «Lucy in the Sky with Diamonds» ne è il cuore psichedelico — un cielo di marmellata, fiori di cellophane, una bambina con gli occhi caleidoscopici.
John Lennon giurò che il titolo veniva da un disegno del figlio, non dalle iniziali LSD; ma poco importa. È il sogno a occhi aperti dell'Estate dell'Amore, l'apice di un anno in cui tutto sembrava possibile. E si resta lì, sospesi nel cielo.
Hai appena ascoltato un mixtape curato dalla redazione di musicachepensa.it. Adesso tocca a te: componi il tuo e ne nascerà un libretto come questo — stampalo, regalalo, fallo girare. La cultura è il primo gesto di un incontro.