← Torna alla home
musicachepensa.it
Un solco nella storia

Radiohead

10 brani  ·  circa 50 min  ·  1993 – 2016
Dedica
«A chi non si è mai accontentato di ripetersi.»
Inquadra per ascoltare
la playlist su YouTube
Dietro ogni canzone, una storia — senza registrazione, senza algoritmi
L'artista

Chi è Radiohead

Nessuna band ha avuto paura del proprio successo quanto i Radiohead. Nel 1993 cinque ragazzi di Oxford esplodono con «Creep», l'inno mondiale degli sfigati — e ne restano così imbarazzati da passare i trent'anni successivi a fare di tutto pur di non ripetersi. Da quell'imbarazzo nasce una delle carriere più coraggiose della musica.

Album dopo album, smontano se stessi: dal rock chitarristico di «The Bends» e «OK Computer» — disco-manifesto sull'ansia dell'uomo davanti alle macchine — alla rivoluzione elettronica di «Kid A», fino alla bellezza dolente degli ultimi dischi. Ogni volta diversi, ogni volta un passo più avanti, con la voce di Thom Yorke a fare da filo conduttore.

Questo solco li racconta in dieci canzoni che attraversano tutti e nove i loro album, dal 1993 al 2016: il viaggio di una band che ha trasformato l'angoscia in bellezza e riscritto le regole del rock semplicemente rifiutandosi di stare ferma. Dalla chitarra al computer, senza mai voltarsi indietro.

Mettiamole in fila — un brano alla volta, con questa playlist.
musicachepensa.itL'artista
La scaletta

Dalla chitarra al computer, senza mai voltarsi indietro (1993-2016)

01
Creep
Radiohead
3:57
02
Street Spirit (Fade Out)
Radiohead
4:19
03
Paranoid Android
Radiohead
6:33
04
No Surprises
Radiohead
3:47
05
Idioteque
Radiohead
5:09
06
Pyramid Song
Radiohead
4:57
07
2 + 2 = 5
Radiohead
3:19
08
Weird Fishes / Arpeggi
Radiohead
5:56
09
Lotus Flower
Radiohead
5:08
10
Daydreaming
Radiohead
6:26
10 branidurata totale · circa 50 min
musicachepensa.itLa scaletta
Brano 01

Creep

Radiohead
Copertina di Creep
Pablo Honey · 1993
Pablo Honey · 1993 · Oxford, UK · anni '90 · alt-rock / art-rock

L'inno degli sfigati di tutto il mondo. «Creep» è il grido di un ragazzo che si sente fuori posto davanti alla persona che ama — «sono uno sfigato, sono uno strano: che diavolo ci faccio qui?» — su una chitarra che, prima del ritornello, deflagra con tre colpi secchi e disperati: un dispetto del chitarrista Jonny Greenwood, che odiava quanto fosse dolce il brano.

Fu insieme la loro fortuna e la loro condanna: un successo planetario così enorme che i Radiohead, imbarazzati, smisero di suonarla per anni, terrorizzati di restare per sempre «quelli di Creep». Da quell'imbarazzo nacque la voglia di reinventarsi senza sosta, che li avrebbe portati lontanissimo. Una ferita aperta da cui sgorga tutto il resto.

Da qui puoi proseguire verso
Dall'inno degli sfigati alla prima grande svolta: «Street Spirit (Fade Out)» (brano 02), bellezza glaciale da «The Bends».
musicachepensa.itBrano 01 · Creep
Brano 02

Street Spirit (Fade Out)

Radiohead
Copertina di Street Spirit (Fade Out)
The Bends · 1995
The Bends · 1995 · Oxford, UK · anni '90 · alt-rock / art-rock

Quattro minuti di bellezza glaciale: un arpeggio di chitarra che gira ipnotico, la voce di Thom Yorke che sale come una preghiera e un testo tra i più cupi mai scritti — sulla mortalità, sull'oscurità che aspetta tutti. Yorke ha raccontato di averla scritta quasi in trance, senza sapere bene da dove venisse.

È la traccia che sigilla «The Bends» e indica già la rotta: i Radiohead non sarebbero rimasti una band rock qualsiasi. Qui c'è il loro marchio di fabbrica — trasformare la disperazione in qualcosa di straziante e bellissimo insieme. Yorke l'ha definita la canzone più importante che avessero scritto, e quella che ancora oggi li commuove di più suonare.

Da qui puoi proseguire verso
Dalla quiete disperata all'esplosione in quattro movimenti: «Paranoid Android» (brano 03), da «OK Computer».
musicachepensa.itBrano 02 · Street Spirit (Fade Out)
Brano 03

Paranoid Android

Radiohead
Copertina di Paranoid Android
OK Computer · 1997
OK Computer · 1997 · Oxford, UK · anni '90 · alt-rock / art-rock

Sei minuti e mezzo in quattro movimenti e senza un vero ritornello: «Paranoid Android» è la prova che i Radiohead avevano deciso di far saltare le regole della canzone pop. Passa dalla quiete acustica all'esplosione quasi metal, dal lamento al sarcasmo («ambition makes you look pretty ugly»), come una mini-suite rock che la stampa ribattezzò subito la «Bohemian Rhapsody» di una generazione.

Il titolo viene da Marvin, l'androide depresso della «Guida galattica per autostoppisti», e il brano è un ritratto feroce dell'alienazione di fine millennio. Vive dentro «OK Computer», il disco che ha messo in musica l'ansia dell'uomo davanti alla tecnologia, e che moltissimi considerano semplicemente uno dei più grandi album mai incisi.

Da qui puoi proseguire verso
Dalla furia alla ninnananna più nera: «No Surprises» (brano 04), sempre da «OK Computer».
musicachepensa.itBrano 03 · Paranoid Android
Brano 04

No Surprises

Radiohead
Copertina di No Surprises
OK Computer · 1997
OK Computer · 1997 · Oxford, UK · anni '90 · alt-rock / art-rock

Un carillon dolcissimo per le parole più disperate. «No Surprises» culla l'ascoltatore con un glockenspiel da ninnananna mentre Thom Yorke canta il sogno di una vita anestetizzata — «un lavoro che ti uccide lentamente», «nessun allarme e nessuna sorpresa» — e il desiderio, sottinteso, di farla finita con tutto.

È il contrasto che i Radiohead padroneggiano come nessun altro: la melodia più rassicurante sopra il testo più nero. Il video, con Yorke che canta a viso scoperto mentre un casco gli si riempie d'acqua trattenendo il respiro, è entrato nella storia. Una culla e un addio nello stesso brano.

Da qui puoi proseguire verso
Dal rock all'elettronica: «Idioteque» (brano 05), il salto nel futuro di «Kid A».
musicachepensa.itBrano 04 · No Surprises
Brano 05

Idioteque

Radiohead
Copertina di Idioteque
Kid A · 2000
Kid A · 2000 · Oxford, UK · anni '00 · alt-rock / art-rock / elettronica

La più grande rock band del mondo licenziò le proprie chitarre. In Kid A i Radiohead si chiusero con sintetizzatori modulari e campionamenti, e Idioteque ne è il cuore gelido: un beat spezzato preso dalla musica elettronica d'avanguardia, sopra cui Thom Yorke canta la fine del mondo.

Fu uno shock: una band amata per le chitarre che sceglieva le macchine per dire l'ansia del nuovo millennio. Idioteque dimostrò che rock ed elettronica non erano più due strade, ma una sola.

Da qui puoi proseguire verso
Dalla pista da ballo glaciale al rito sospeso: «Pyramid Song» (brano 06), da «Amnesiac».
musicachepensa.itBrano 05 · Idioteque
Brano 06

Pyramid Song

Radiohead
Copertina di Pyramid Song
Amnesiac · 2001
Amnesiac · 2001 · Oxford, UK · anni '00 · art-rock / elettronica

Un brano che sembra galleggiare fuori dal tempo: un pianoforte dal ritmo sghembo, quasi impossibile da contare, archi che entrano come una marea e Thom Yorke che canta di un viaggio nell'aldilà — saltare in un fiume nero, ritrovare gli angeli e chi si è amato. Ipnotico e solenne come un rito antico.

Dopo la svolta elettronica di «Kid A», i Radiohead continuano a smontare l'idea stessa di canzone: niente chitarre eroiche, solo atmosfera e mistero. «Pyramid Song» è una delle loro vette più amate da chi li segue — la prova che si può commuovere senza capire un solo verso al primo ascolto.

Da qui puoi proseguire verso
Dal mistero alla rabbia politica: «2 + 2 = 5» (brano 07), il cuore di «Hail to the Thief».
musicachepensa.itBrano 06 · Pyramid Song
Brano 07

2 + 2 = 5

Radiohead
Copertina di 2 + 2 = 5
Hail to the Thief · 2003
Hail to the Thief · 2003 · Oxford, UK · anni '00 · alt-rock / art-rock

Una chitarra esitante, Yorke che sussurra in punta di piedi — e poi l'esplosione elettrica, con lui che urla «you have not been paying attention!». «2 + 2 = 5» prende il titolo da «1984» di Orwell: la verità piegata dal potere, due più due che fa cinque se a dirlo è chi comanda.

È il brano più rabbioso e politico dei Radiohead, scritto nel clima dell'America di Bush e della guerra in Iraq. «Hail to the Thief» — «salute al ladro» — è il loro disco più arrabbiato, e questo ne è il cuore pulsante: la dimostrazione che la band sapeva ancora imbracciare le chitarre e graffiare, quando voleva.

Da qui puoi proseguire verso
Dalla furia elettrica alla corrente ipnotica: «Weird Fishes / Arpeggi» (brano 08), il momento più luminoso di «In Rainbows».
musicachepensa.itBrano 07 · 2 + 2 = 5
Brano 08

Weird Fishes / Arpeggi

Radiohead
Copertina di Weird Fishes / Arpeggi
In Rainbows · 2007
In Rainbows · 2007 · Oxford, UK · anni '00 · art-rock

Una cascata di arpeggi di chitarra che si rincorrono e si intrecciano fino a formare una corrente ipnotica, su cui Thom Yorke canta una discesa negli abissi: «mi nutro come i pesci strani», giù fino a toccare il fondo, e poi la risalita. Un crescendo che, dal vivo, manda in estasi.

Vive in «In Rainbows», il disco che i Radiohead pubblicarono a sorpresa lasciando decidere il prezzo a chi lo scaricava — anche zero. Dopo anni di elettronica e angoscia, qui ritrovano calore e bellezza, e «Weird Fishes» ne è il momento più luminoso: la prova che la malinconia, in mano loro, può diventare quasi serenità.

Da qui puoi proseguire verso
Dalla luce al ritmo notturno: «Lotus Flower» (brano 09), da «The King of Limbs».
musicachepensa.itBrano 08 · Weird Fishes / Arpeggi
Brano 09

Lotus Flower

Radiohead
Copertina di Lotus Flower
The King of Limbs · 2011
The King of Limbs · 2011 · Oxford, UK · anni '10 · art-rock / elettronica

Tutto ritmo e spazio vuoto: «Lotus Flower» si regge su un battito scarno e ipnotico, bassi profondi e il falsetto di Thom Yorke che si insinua tra i silenzi. Il video, con Yorke che balla da solo in modo spastico e magnetico indossando una bombetta, è diventato un fenomeno virale e oggetto di mille parodie.

Vive in «The King of Limbs», il disco più ritmico e notturno dei Radiohead, dove la canzone si scioglie dentro il groove. È la conferma che la band non aveva mai smesso di cercare: a quasi vent'anni da «Creep», erano diventati qualcosa di completamente diverso, sempre un passo più avanti.

Da qui puoi proseguire verso
Dal groove alla malinconia pura: «Daydreaming» (brano 10), da «A Moon Shaped Pool».
musicachepensa.itBrano 09 · Lotus Flower
Brano 10

Daydreaming

Radiohead
Copertina di Daydreaming
A Moon Shaped Pool · 2016
A Moon Shaped Pool · 2016 · Oxford, UK · anni '10 · art-rock / elettronica

Un pianoforte sospeso, archi che fluttuano e la voce di Thom Yorke che pare arrivare da dentro un sogno: «Daydreaming» è malinconia allo stato puro. Sul finale una voce rovesciata ripete una frase che, ascoltata al contrario, dice «half of my life» — metà della mia vita: molti l'hanno letta come l'eco della fine della sua lunghissima relazione.

Vive in «A Moon Shaped Pool», il disco del lutto e della maturità, fatto di archi e di quiete dolente. Il video, diretto da Paul Thomas Anderson, mostra Yorke che attraversa porte su porte senza mai trovare pace. La conferma che, a oltre vent'anni di distanza, i Radiohead sanno ancora ferire al cuore con un solo accordo.

Chiude il cerchio
Torna al brano 01. Da «Creep» a «Daydreaming», più di vent'anni senza voltarsi mai indietro: i Radiohead non hanno mai inciso due volte lo stesso disco — ed è per questo che non hanno mai smesso di essere necessari.
musicachepensa.itBrano 10 · Daydreaming
Fine del mixtape

La musica non si ascolta soltanto. Si condivide.

Hai appena ascoltato un mixtape curato dalla redazione di musicachepensa.it. Adesso tocca a te: componi il tuo e ne nascerà un libretto come questo — stampalo, regalalo, fallo girare. La cultura è il primo gesto di un incontro.

Componi il tuo mixtape →
musicachepensa.itRadiohead