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Per decenni sono stati due mondi nemici: da una parte le chitarre, il sudore, il corpo del rock; dall'altra le tastiere, i circuiti, la perfezione fredda delle macchine. I puristi del rock guardavano ai sintetizzatori con sospetto: roba finta, senz'anima.
Eppure i due mondi non hanno fatto che corteggiarsi. È cominciato in Germania, con quattro uomini-robot che facevano cantare i circuiti; è passato per una rockstar che a Berlino ha scelto il synth, per ragazzi che hanno trasformato le tastiere in armi, per band che hanno licenziato le proprie chitarre. Fino a scoprire che non c'era nessuna guerra: solo due metà della stessa voglia di muoversi.
Otto brani, quasi trent'anni, per raccontare questo lungo flirt: dal punto zero dei Kraftwerk fino al rock che, finalmente, balla.
Quattro uomini fermi dietro le tastiere, vestiti come manichini, che cantano di un treno. Eppure Trans-Europe Express è uno dei brani più influenti di sempre: i Kraftwerk presero le macchine — sintetizzatori, sequencer, voci robotiche — e ne tirarono fuori malinconia, romanticismo, persino ironia.
Quel ritmo meccanico e ipnotico diventerà la spina dorsale di mezza musica a venire: l'hip hop lo campionerà, la techno di Detroit ci nascerà sopra, il pop lo inseguirà per decenni. È il punto zero da cui parte il dialogo tra rock ed elettronica.
Mentre al CBGB suonavano chitarre, due newyorkesi facevano qualcosa di scandaloso: niente chitarre, niente batteria vera. Solo un synth ossessivo, una drum machine primitiva e Alan Vega che ringhia come un Elvis posseduto. I Suicide erano punk al cento per cento nell'attitudine, ma fatti di pura elettronica.
Ghost Rider è violenta, ipnotica, scomoda — il pubblico a volte reagiva con risse. Eppure è una delle radici nascoste di tutto: senza i Suicide non ci sarebbero né la new wave elettronica né l'industrial.
Nel pieno della sua fama, Bowie fece la cosa più rischiosa: si trasferì a Berlino, chiamò Brian Eno e registrò Low, metà disco di canzoni spezzate e metà di paesaggi strumentali. Sound and Vision è la porta d'ingresso: un pezzo pop in cui la voce arriva solo a metà, dopo un lungo preludio di synth e ritmo trattato.
È il momento in cui una rockstar dichiara che il futuro è elettronico — e convince tutti a seguirla. La trilogia berlinese di Bowie aprì le porte che band come i Depeche Mode avrebbero poi spalancato.
Un riff che sembra una chitarra blues ma è fatto di macchine: Personal Jesus cammina con un passo da stivali nel deserto. I Depeche Mode erano partiti come ragazzini del synth-pop e qui sono diventati una potenza oscura, capace di far ballare e inquietare insieme.
È la prova che una band fatta di sole tastiere può avere il peso e il groove di una rock band — anzi, di più. Tanto che persino Johnny Cash, anni dopo, la canterà come un gospel.
Trent Reznor prese le macchine dei Depeche Mode e ci versò dentro la rabbia. Head Like a Hole è synth e campionamenti, ma colpisce come un pugno: "preferirei morire piuttosto che darti il controllo". È l'industrial che diventa, finalmente, una canzone che puoi cantare.
Nine Inch Nails dimostrò che l'elettronica poteva essere furiosa quanto il metal e intima quanto un diario. Aprì la strada a un decennio in cui le macchine e le chitarre avrebbero smesso di essere nemiche.
I Prodigy venivano dai rave, ma con Firestarter misero in scena un punk: Keith Flint, cresta verde e ghigno demoniaco, che urla "sono un piromane". Niente chitarre, eppure è una delle cose più aggressive degli anni '90.
È il momento in cui la musica da ballo invade i palchi rock e i festival: bastano un campionamento ringhioso e un beat martellante per scatenare il pogo. La dance e il punk, finalmente, sono la stessa cosa.
La più grande rock band del mondo licenziò le proprie chitarre. In Kid A i Radiohead si chiusero con sintetizzatori modulari e campionamenti, e Idioteque ne è il cuore gelido: un beat spezzato preso dalla musica elettronica d'avanguardia, sopra cui Thom Yorke canta la fine del mondo.
Fu uno shock: una band amata per le chitarre che sceglieva le macchine per dire l'ansia del nuovo millennio. Idioteque dimostrò che rock ed elettronica non erano più due strade, ma una sola.
James Murphy la butta sul ridere: una canzone su quanto sarebbe bello se i Daft Punk suonassero alla sua festa. Basso funky, energia punk, beat da discoteca — è il nerd della musica che balla, e ti fa ballare.
Gli LCD Soundsystem sono la sintesi di tutto questo: sanno tutto di Kraftwerk, Suicide e di mezzo secolo di musica elettronica, e lo trasformano in pura gioia da pista. Il rock che ha smesso di avere paura dell'elettronica e ci si è messo a ballare.
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