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1° agosto 1981, l'una di notte e un minuto. MTV va in onda per la prima volta, e la prima cosa che mostra è un video che dice: «Video Killed the Radio Star». Da quella notte la musica non è più solo qualcosa che si ascolta — è qualcosa che si guarda. Per più di vent'anni MTV sarà il luogo dove si costruiscono le carriere, esplodono gli scandali e nasce una nuova forma d'arte: il videoclip.
Questo mixtape è una serata sul divano a sfogliare la storia di MTV: i video che l'hanno fatta. Il cinema di «Thriller», la computer grafica di «Money for Nothing», la magia disegnata di «Take On Me», lo scandalo di «Like a Prayer», la rivoluzione di «Smells Like Teen Spirit», il genio di Spike Jonze. Le immagini che abbiamo tutti negli occhi, e che hanno cambiato non solo la musica, ma il modo in cui la guardiamo.
Dieci video, dal 1979 al 2006: dal primo trasmesso da MTV fino ai tapis roulant degli OK Go che — virali su YouTube — segnano la fine dell'epoca. Perché alla fine, proprio come il video aveva ucciso la star della radio, internet avrebbe ucciso la star del video in TV. Ma per venticinque anni, che spettacolo.
Dove tutto comincia. All'una di notte e un minuto del 1° agosto 1981, MTV va in onda per la primissima volta, e il primo video che trasmette è questo: «Video Killed the Radio Star» del duo new wave inglese The Buggles. La scelta è profetica e ironica insieme — una canzone che dice che la televisione ucciderà la star della radio, a inaugurare il canale che lo avrebbe fatto davvero.
Da quella notte la musica non è più solo qualcosa che si ascolta: è qualcosa che si guarda. Cambia tutto — il modo di fare le canzoni, di vendere i dischi, di immaginare una star. Comincia l'era in cui un video può valere più di una canzone, e in cui un'intera generazione crescerà col telecomando in mano, aspettando il prossimo.
È il video che trasforma il videoclip in cinema. Il 2 dicembre 1983 Michael Jackson pubblica «Thriller»: quattordici minuti diretti da un regista di Hollywood, John Landis (quello di «Un lupo mannaro americano a Londra»). Non è un video, è un film horror in miniatura, con una trama, effetti speciali, e Jackson che si trasforma e balla in mezzo a un'orda di zombie.
Costò una fortuna, MTV lo trasmetteva di continuo, e cambiò per sempre le regole del gioco: un videoclip poteva essere un evento culturale, un'opera d'arte, un'ossessione collettiva. Da quel momento, ogni grande star avrebbe dovuto fare i conti con l'asticella altissima fissata da «Thriller» — ancora oggi considerato il più grande video musicale mai realizzato.
La magia dell'animazione. Il trio norvegese degli a-ha e un video che lasciò tutti a bocca aperta: riprese dal vero mescolate a disegni a matita (la tecnica del rotoscopio), in cui una ragazza viene risucchiata dentro un fumetto e vive una storia d'amore tra due mondi. Migliaia di fotogrammi disegnati a mano, uno per uno.
Diventò uno dei video più amati e imitati nella storia di MTV — la dimostrazione che il videoclip poteva essere pura meraviglia, fantasia allo stato puro. E rese una band scandinava semisconosciuta una star planetaria, grazie a tre minuti di pura inventiva visiva. Senza MTV, quei disegni nessuno li avrebbe mai visti.
I Dire Straits fanno una cosa geniale: una canzone che parla di MTV stessa. La cantano dal punto di vista di due fattorini che, scaricando televisori, invidiano i divi del rock («soldi per niente e ragazze gratis»). E la aprono con la voce di Sting che sussurra lo slogan del canale: «I want my MTV».
Ma la vera rivoluzione è nel video: i due fattorini sono i primissimi personaggi in computer grafica (CGI) mai apparsi in TV — spigolosi, grezzi, e per l'epoca incredibili. Il video vince «Video dell'anno» agli MTV Awards del 1986, battendo «Take On Me». Il videoclip non era più solo arte: era diventato anche una frontiera tecnologica, il futuro che arrivava in salotto.
Ed ecco il trionfo. «Sledgehammer», dall'album «So», è il punto in cui lo sperimentatore incontra il grande pubblico: un omaggio gioioso e sfacciatamente sexy al soul di Otis Redding e degli Stax, tutto fiati e groove, con un flauto shakuhachi giapponese a fare da intro. Una festa che diventò la sua canzone più famosa, numero uno in America.
Ma a renderla leggendaria fu il video: una meraviglia in stop-motion e plastilina realizzata dagli studi Aardman (quelli del futuro Wallace & Gromit), in cui il volto di Gabriel si trasforma in continuazione. Divenne il video più trasmesso nella storia di MTV e vinse un numero record di premi. Ancora una volta Gabriel non si limitava a fare una canzone: inventava un modo nuovo di farla vedere.
Madonna ha costruito il suo impero su MTV, e con «Like a Prayer» spinse più in là di chiunque: croci che bruciano, stigmate, un santo nero, sesso e religione mescolati senza paura. Il video scatenò un putiferio — la Pepsi, che aveva usato la canzone in uno spot, stracciò il contratto in tronco.
Fu la prova che un video poteva essere una bomba culturale e politica, non solo intrattenimento. Madonna aveva capito prima di tutti che MTV era potere: un palco da cui provocare, scandalizzare, dettare l'agenda. La regina del video usava il mezzo come un'arma — e nessuno sapeva farlo meglio di lei.
L'esplosione. Nel 1991 i Nirvana di Kurt Cobain pubblicano «Nevermind», e questo riff — quattro accordi e un urlo — travolge tutto: in pochi mesi il grunge diventa il suono di un'intera generazione, quella della «X», disillusa e arrabbiata.
«Here we are now, entertain us»: un inno paradossale, mezzo ironico mezzo disperato, di chi non crede più a niente ma ha ancora bisogno di gridarlo. Cobain non reggerà la fama: la sua storia, come quella di mezza Seattle, finirà in tragedia.
Puro divertimento, puro genio. Il video di «Sabotage» dei Beastie Boys è diretto da un giovanissimo Spike Jonze, ed è una parodia perfetta dei polizieschi americani anni Settanta: baffi finti, inseguimenti in auto, fermo-immagine con i nomi dei finti «attori», tutto sgranato come una vecchia serie TV.
Tre minuti di gioia irresistibile che mostrarono come il videoclip potesse essere anche comicità, omaggio, puro amore per il cinema. Spike Jonze sarebbe diventato uno dei grandi registi del nostro tempo — e MTV fu la sua scuola di cinema. Qui il video non vende un'immagine: si diverte, e diverte, come un cortometraggio fatto tra amici.
Ancora Spike Jonze, e uno dei video più amati di sempre. L'attore Christopher Walken, da solo in un albergo deserto, comincia a ballare con un'eleganza impossibile — poi spicca il volo e attraversa letteralmente la hall, fluttuando nell'aria. Una sola idea, semplicissima e geniale.
Il bello è che nacque da Walken stesso: ex ballerino di formazione, fu lui a chiedere a Jonze di riprenderlo mentre danzava. Il video vinse ogni premio possibile. Nel nuovo millennio, con MTV ormai sul viale del tramonto, dimostrò che il videoclip poteva ancora essere magia pura, leggera, capace di sfidare la gravità con un sorriso.
La fine di un'era e l'inizio di un'altra. La band OK Go, con quattro soldi, coreografa un'intera danza su otto tapis roulant e la filma in un'unica ripresa, senza tagli. Poi la mette su un sito nuovo di zecca chiamato YouTube — e succede il finimondo: un milione di visualizzazioni in una settimana, uno dei primissimi video virali della storia.
Vince un Grammy. Ed è la fine simbolica dell'era MTV: da qui in poi, i video che fanno la storia non andranno più in onda in TV, ma si diffonderanno da soli sulla rete, di clic in clic. Proprio come il video aveva ucciso la star della radio, internet stava per uccidere la star del video in televisione. Così si chiude un'era. Ma per venticinque anni, che spettacolo è stato.
Hai appena ascoltato un mixtape curato dalla redazione di musicachepensa.it. Adesso tocca a te: componi il tuo e ne nascerà un libretto come questo — stampalo, regalalo, fallo girare. La cultura è il primo gesto di un incontro.