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Un mixtape della casa

Tropicália

9 brani  ·  circa 32 min  ·  1967 – 1969
Dedica
«A chi sa che per essere universali bisogna prima avere il coraggio di divorare il mondo.»
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Dietro ogni canzone, una storia — senza registrazione, senza algoritmi
L'introduzione

Tropicália

Per pochi anni, alla fine degli anni Sessanta, un gruppo di giovani musicisti brasiliani decise di fare una cosa scandalosa: smettere di scegliere. Smettere di scegliere tra la chitarra acustica della tradizione e quella elettrica del rock; tra l'impegno politico e il divertimento pop; tra il Brasile delle radici e il mondo che arrivava dalle radio. Decisero di prendere tutto insieme. Questo movimento si chiamò Tropicália.

La loro idea aveva un nome forte: «antropofagia». Come — secondo la leggenda — gli antichi indigeni divoravano il nemico per assorbirne la forza, così il Brasile doveva divorare le culture straniere e digerirle per farne qualcosa di nuovo e profondamente suo. Non imitare i Beatles, ma mangiarseli. Caetano Veloso, Gilberto Gil, gli Os Mutantes, Gal Costa, Tom Zé: in due anni reinventarono la canzone brasiliana, mescolando samba e psichedelia, berimbau e fuzz, poesia e fumetti.

Questo mixtape ne ripercorre la breve, intensissima stagione in ordine cronologico: dallo scandalo dei festival in TV del 1967 fino al 1969, quando la dittatura militare arrestò i suoi leader e li costrinse all'esilio a Londra. Nove canzoni per capire come, in pochi anni e con pochissimi mezzi, un pugno di ragazzi abbia cambiato per sempre il suono di un intero Paese — e insegnato al mondo che per essere universali bisogna prima divorarlo.

Mettiamole in fila — un brano alla volta, con questa playlist.
musicachepensa.itL'introduzione
La scaletta

Il Brasile che divora il mondo (1967-1969)

01
Alegria, Alegria
Caetano Veloso
2:50
02
Domingo no Parque
Gilberto Gil
3:42
03
Panis et Circenses
Os Mutantes
3:40
04
Tropicália
Caetano Veloso
3:45
05
Bat Macumba
Os Mutantes
3:10
06
Baby
Gal Costa
3:38
07
São São Paulo
Tom Zé
3:40
08
Take It Easy My Brother Charles
Jorge Ben
2:36
09
Aquele Abraço
Gilberto Gil
5:24
9 branidurata totale · circa 32 min
musicachepensa.itLa scaletta
Brano 01

Alegria, Alegria

Caetano Veloso
Copertina di Alegria, Alegria
Caetano Veloso · 1968
Caetano Veloso · 1967 · Salvador, Brasile · anni '60 · tropicalia / mpb

Tutto comincia con uno scandalo. Siamo al festival della canzone in TV, 1967: il pubblico brasiliano amava le ballate acustiche e impegnate, e quando Caetano Veloso sale sul palco con una band rock elettrica viene fischiato. Ma lui canta lo stesso, camminando «controvento, senza fazzoletto e senza documenti». La canzone è un flusso di immagini moderne — Coca-Cola, bombe, attrici, il sole nei chioschi dei giornali — montate come un collage pop.

È il manifesto di una nuova libertà: non bisogna scegliere tra essere brasiliani e ascoltare i Beatles, tra l'impegno e il divertimento, tra la chitarra acustica e quella elettrica. Si può prendere tutto, mescolarlo e farne qualcosa di nuovo. Da questa passeggiata «alegria, alegria» — allegria, allegria — nasce la Tropicália.

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Dallo scandalo elettrico di Caetano a quello di Gilberto Gil (brano 02), che allo stesso festival porta sul palco gli Os Mutantes e il berimbau della capoeira.
musicachepensa.itBrano 01 · Alegria, Alegria
Brano 02

Domingo no Parque

Gilberto Gil
Copertina di Domingo no Parque
Gilberto Gil · 1968
Gilberto Gil · 1967 · Salvador, Brasile · anni '60 · tropicalia / mpb

Allo stesso festival del 1967, Gilberto Gil porta sul palco gli Os Mutantes — tre ragazzi con la chitarra elettrica — e fa una cosa che nessuno aveva osato: unisce il berimbau, l'arco musicale della capoeira afro-brasiliana, al rock psichedelico. Il risultato è un racconto serrato, quasi un film: due amici, una donna, una giostra, e un delitto di gelosia alla fiera della domenica.

Gil costruisce la canzone per immagini che si tagliano l'una sull'altra come in un montaggio cinematografico, con il ritmo che accelera fino alla tragedia. È la prova che la Tropicália non è solo provocazione: è una nuova forma di canzone, dove la radice più africana e popolare del Brasile e la modernità elettrica del mondo possono stare nello stesso brano, anzi nello stesso respiro.

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Dai due scandali dei festival al disco-manifesto: «Panis et Circenses» (brano 03), il brano collettivo che dà al movimento il suo nome.
musicachepensa.itBrano 02 · Domingo no Parque
Brano 03

Panis et Circenses

Os Mutantes
Copertina di Panis et Circenses
Tropicália ou Panis et Circencis · 1968
Tropicália ou Panis et Circencis · 1968 · San Paolo, Brasile · anni '60 · tropicalia / psichedelia

Nel 1968 i protagonisti del movimento si riuniscono e incidono un disco collettivo, una specie di manifesto: «Tropicália ou Panis et Circencis». Il titolo cita in latino il «pane e circensi» con cui l'antica Roma teneva buono il popolo. Questa canzone, cantata dagli Os Mutantes, ne è il cuore ironico: il protagonista vorrebbe svegliare il mondo, ma intorno a lui una famiglia borghese continua a pranzare, indifferente.

L'idea geniale è nel finale: la musica, ricca e psichedelica, a un certo punto si spegne di colpo — come se qualcuno avesse chiuso una porta o spento la radio — e restano solo i rumori delle posate a tavola. È la Tropicália che mette in scena sé stessa: l'arte nuova che bussa, e la società perbene che non vuole sentire. Da questo disco il movimento prende il nome che porterà per sempre.

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Dal manifesto alla parola stessa: «Tropicália» (brano 04), la canzone di Caetano che battezza tutto e spiega l'idea dell'antropofagia.
musicachepensa.itBrano 03 · Panis et Circenses
Brano 04

Tropicália

Caetano Veloso
Copertina di Tropicália
Caetano Veloso · 1968
Caetano Veloso · 1968 · Salvador, Brasile · anni '60 · tropicalia / mpb

È la canzone che dà il nome a tutto. Caetano la costruisce come un enorme collage del Brasile, mettendo nello stesso quadro le cose più lontane: Brasília, la nuova capitale modernista, e le baracche dei poveri; Carmen Miranda e la samba da cartolina; i monumenti e la miseria. Tutto convive, splendido e stridente, come il Paese vero.

Qui c'è l'idea-chiave del movimento, presa in prestito dai modernisti degli anni Venti: l'«antropofagia». Come gli antichi indigeni che — secondo la leggenda — mangiavano il nemico per assorbirne la forza, il Brasile deve «divorare» le culture straniere — il rock, il pop, l'elettronica — e digerirle per farne qualcosa di profondamente proprio. Non imitazione, ma cannibalismo creativo: ingoiare il mondo e risputarlo brasiliano.

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Dalla teoria dell'antropofagia al suo gioco più puro: «Bat Macumba» (brano 05) degli Os Mutantes, dove Batman e i culti afro diventano una cosa sola.
musicachepensa.itBrano 04 · Tropicália
Brano 05

Bat Macumba

Os Mutantes
Copertina di Bat Macumba
Os Mutantes · 1968
Os Mutantes · 1968 · San Paolo, Brasile · anni '60 · tropicalia / psichedelia

Ecco l'antropofagia messa in musica nel modo più giocoso. Il titolo stesso è un incrocio: «Bat» come Batman, l'eroe dei fumetti americani, e «macumba», il nome popolare dei culti afro-brasiliani. Il supereroe importato e la religione delle radici, fusi in una sola parola — e in un solo ritmo tribale ed elettrico.

Il testo è quasi tutto qui, ed è un gioco di poesia visiva: «Bat macumba ê ê, bat macumba oba», con le sillabe che si aggiungono e si tolgono a ogni verso, come un disegno che si costruisce e si smonta. Gli Os Mutantes — Rita Lee e i fratelli Baptista — suonano tutto con un fai-da-te geniale, costruendosi gli effetti in casa. È pop, è Africa, è fantascienza casalinga: è il Brasile che si diverte a divorare il mondo.

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Dall'ironia psichedelica alla dolcezza: «Baby» (brano 06), il lato più tenero e luminoso del movimento, nella voce di Gal Costa.
musicachepensa.itBrano 05 · Bat Macumba
Brano 06

Baby

Gal Costa
Copertina di Baby
Gal Costa · 1969
Gal Costa · 1969 · Salvador, Brasile · anni '60 · tropicalia / mpb

Il lato più dolce e luminoso del movimento. «Baby» è scritta da Caetano Veloso, ma diventa per sempre la canzone di Gal Costa, la grande voce femminile della Tropicália. È una melodia morbida, quasi una ninna nanna pop, sopra cui scorre un testo che a leggerlo fa quasi tenerezza: tutte le piccole cose della società dei consumi che bisognerebbe imparare — la piscina, il gelato, l'inglese, «leggere sul mio petto B-A-B-Y».

Sotto la dolcezza c'è però una sottile malinconia, e l'eterna domanda della Tropicália: cosa significa essere moderni? Si può amare il pop e le insegne luminose e insieme sentirne il vuoto? Gal Costa non giudica: accarezza le parole e lascia a noi la risposta. È la prova che il movimento non era solo provocazione e ironia, ma sapeva anche essere bellissimo e gentile.

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Dalla dolcezza pop all'avanguardia beffarda: Tom Zé (brano 07) e la sua dichiarazione d'amore e d'odio per San Paolo.
musicachepensa.itBrano 06 · Baby
Brano 07

São São Paulo

Tom Zé
Copertina di São São Paulo
Grande Liquidação · 1968
Grande Liquidação · 1968 · Salvador, Brasile · anni '60 · tropicalia / sperimentale

Tom Zé è l'outsider del gruppo: il più povero, il più beffardo, quello che porta la Tropicália verso l'avanguardia pura. «São São Paulo» è la sua dichiarazione d'amore e d'odio per la megalopoli industriale dove tutti i sognatori del nordest, lui compreso, erano emigrati in cerca di fortuna: una città che ti seduce e ti stritola, «São São Paulo, quanta angoscia».

La musica è un gioco di stop and go, applausi finti, cori che irrompono e si fermano: Tom Zé tratta la canzone come un congegno da smontare. Sarà dimenticato per quasi vent'anni, costretto a tornare a fare il benzinaio — finché negli anni Novanta David Byrne dei Talking Heads non lo riscopre e lo proclama uno dei più grandi inventori della musica del Novecento. Qui si sente perché: nessuno suonava così.

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Dall'ala più sperimentale al groove che fa ballare tutti: Jorge Ben (brano 08) e il suo samba-rock in orbita attorno alla Tropicália.
musicachepensa.itBrano 07 · São São Paulo
Brano 08

Take It Easy My Brother Charles

Jorge Ben
Copertina di Take It Easy My Brother Charles
Jorge Ben · 1969
Jorge Ben · 1969 · Rio de Janeiro, Brasile · anni '60 · samba-rock / mpb

Jorge Ben non era un tropicalista di partito, ma orbitava attorno al movimento ed è impossibile raccontare quel Brasile senza di lui. Era l'uomo del «samba-rock»: prendi il samba di Rio, dagli la spinta del rhythm and blues e del rock, e ottieni un groove che non smette mai, leggero e irresistibile. «Take It Easy My Brother Charles» ne è l'esempio perfetto, con quel ritornello mezzo in inglese che saluta un amico, «prenditela comoda, fratello».

Sotto l'allegria solare c'è la storia di un fratello che si è perso, forse nella droga, forse nella grande città — un sorriso con un velo di tristezza, tipicamente brasiliano. Jorge Ben è il ponte tra mondi: tra il samba della tradizione e il funk che verrà, tra il Brasile nero delle favelas e il pop. Il suo groove attraverserà i decenni e arriverà fino all'hip hop.

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Dal groove solare all'addio amaro: «Aquele Abraço» (brano 09), il saluto di Gil al Brasile prima dell'esilio imposto dalla dittatura.
musicachepensa.itBrano 08 · Take It Easy My Brother Charles
Brano 09

Aquele Abraço

Gilberto Gil
Copertina di Aquele Abraço
Gilberto Gil · 1969
Gilberto Gil · 1969 · Salvador, Brasile · anni '60 · tropicalia / mpb

La storia, però, si fa amara. Alla fine del 1968 la dittatura militare brasiliana stringe la morsa: i tropicalisti, con la loro libertà e la loro irriverenza, danno fastidio. Caetano Veloso e Gilberto Gil vengono arrestati, tenuti in carcere per mesi senza un'accusa precisa, e infine costretti all'esilio. Partiranno per Londra, lontani dalla loro terra e dalla loro lingua.

«Aquele Abraço» — «quell'abbraccio» — è la canzone con cui Gil saluta il Brasile prima di partire. È un addio che sembra una festa: nomina i quartieri di Rio, il carnevale, la gente, e a ognuno manda «un abbraccio». Sotto l'allegria c'è il dolore di chi è cacciato dal proprio Paese, ma anche la fierezza di chi non si piega. Diventa subito un successo enorme: la dittatura aveva zittito il movimento, ma non era riuscita a spegnere la sua voce.

Chiude il cerchio
Torna al brano 01. In due anni, da una passeggiata «controvento» fino all'esilio a Londra, un pugno di ragazzi ha divorato il mondo e ha cambiato per sempre il suono del Brasile. La dittatura li zittì, ma non spense la loro voce.
musicachepensa.itBrano 09 · Aquele Abraço
Fine del mixtape

La musica non si ascolta soltanto. Si condivide.

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